La Banda del BOX 23

Quante cose si possono fare con una rapina?

Al Teatro degli Audaci di Roma, dal 20 al 30 aprile, la commedia scritta da Antonio Romano, va oltre il nostro immaginario. Racconta, infatti, una vicenda assurda e irrealistica, la quale non apre le porte ai propri sogni, ma li lascia aggrappati al filo dell’inverosimile

All’interno della scenografia firmata Michele Funghi, che rappresenta un’auto-officina, con un tavolo mobile multifunzione e delle sedie, si muovono Carla (Luciana Frazzetto), Claudio (Claudio Scaramuzzino), Salvatore (Antonio Romano), Patrizia (Carlotta Ballarini) e Roberto (Stefano Scaramuzzino).

La trama è semplice: Carla e Patrizia lavorano come donne delle pulizie; Claudio, il meccanico, guadagna poco; suo fratello Roberto è l’acculturato di famiglia e nullafacente, ancora legato ai genitori, seppure morti da tempo; infine Salvatore, napoletano e amico di Claudio, si accontenta di fare lo speedy-pizza a quaranta anni. Senza futuro, senza lavoro, senza soldi, senza dignità: questa è la realtà descritta in “La Banda del BOX 23”. La vita di tutti i giorni, che riguarda tutti noi: una lotta impari tra le tasse da pagare, il “governo ladro”, la precarietà, i debiti di gioco e la dipendenza da esso, e i lavoratori ridotti a sentirsi schiavi invece di essere implementati per le loro vere capacità.

Ecco dunque che il gruppo di amici trae ispirazione dalla fiction Gomorra. L’idea di fare soldi facili e del “colpo grosso” si fa sempre più grande, tanto da indurre a formare una banda, appunto. Il patto di alleanza ne designa la nascita e i soprannomi diventano i loro nomi: Scheggia (Patrizia); Spillo (Claudio); Er Tanica (Roberto); Sky (Carla) e Napoli (Salvatore). Ognuno desidera una piazza da controllare e dove chiedere il pizzo.

Comprendere le strategie e capire come muoversi nell’ambiente diviene così la prerogativa. All’inizio tutti fanno “flop”, ma pian piano ogni componente impara a fare le rapine. A lungo andare quasi tutti si redimono, rompendo così il patto poiché ricorrere alla violenza, uccidere e rubare non rientra nella loro etica. Solo Spillo la prende seriamente. Si sente tradito da “Roma sua” e prosegue imperterrito nella sua scelta.

Le scene si svolgono nella periferia romana. Peccato, però, che la recitazione sia troppo agitatasoprattutto quella della Frazzetto – e urlata, a volte, tanto da perdersi in gamme vocali ed espressive sguaiate e poco armoniose. Il dialetto romano, infatti, è molto marcato, ma crea un’unione comica con quello napoletano. La Ballarini, al contrario, è in parte: adotta una buona mimica facciale, dando risalto al suo personaggio “imbranato”.

La narrazione si perde in troppe battute alcune delle quali – a nostro avviso – potevano anche essere omesse come alcune scene, altrettanto fuori contesto. La scelta delle musiche, invece, non l’abbiamo trovata attinente alla commedia: avremmo preferito brani più caratteristici, tipici romani, che non sentirli solo alla fine della rappresentazione.

La sensazione è quella di guardare un film cult anni ’80: di quelli comici e “colorati”, che fanno ridere anche senza un senso ben preciso. Lo spettacolo risulta infatti leggero, ma riteniamo che anche la leggerezza bisogna saperla condurre. Tuttavia il filo narrativo c’è, sebbene rischi di confondere lo spettatore, fuorviandolo, poiché le scene sono riempite da cose superflue.

Il “disordine” che ci arriva è evidente: realisticamente la storia non regge e, forse, neanche nei sogni. La performance funzionerebbe grazie a un ritmo cadenzato e funzionale: battute più secche e decise, dialoghi meno ridondanti e scene meno lunghe. La morale, al contrario, evidenzia che c’è sempre qualcuno che spera in un mondo migliore, perché non sempre ricorrere alla violenza è un escamotage necessario. Anche i costumi eccentrici rientrano nel gioco: soprattutto quelli della Frazzetto e della Ballarini che, sul finale, lasciano a desiderare, rientrando nel contesto in cui gli amici hanno voluto inserirsi.

Non sveleremo qui il finale. Lasciamo a voi l’intrepido viaggio verso il teatro per scoprire se realmente questa storia abbia un senso oppure no.

Annalisa Civitelli

 

 

Teatro degli Audaci

dal 20 al 30 aprile

La Banda del BOX 23

di Antonio Romano

regia Massimo Milazzo

con Antonio Romano, Carlotta Ballarini, Stefano Scaramuzzino e Claudio Scaramuzzino

con la partecipazione straordinaria di Luciana Frazzetto

aiuto regia Letizia Lucchini

scenografie Michele Funghi

costumi Roberto Di Falco

luci e suoni Tony di Tore

foto Loredana Pensa

 

 

 

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