L’imbroglietto

Esercizi di stile serviti su un Kabarett

Il Teatro Studio Uno ha ospitato nei suoi spazi, dal 12 al 15 gennaio, L’imbroglietto di Niccolò Matcovich. In scena i bravi Valerio Puppo e Livia Antonelli animano un rocambolesco divertissement ispirandosi alle figure di Karl Valentin e Liesl Karlstadt, compagni di scena dell’epoca del Kabarett tedesco

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In un palco che non necessita di scenografia se non due sedie si muovono Karl e Stadt, due buffi personaggi dalle sembianze vagamente clownesche: i due utilizzano una lingua artificiale e desiderano conoscere la magia del teatro. Come fare, però, ad entrare nel regno magico dell’arte teatrale? Dal botteghino, naturalmente!

La bigliettaia, impersonata da un Macbook, chiede ai clown la somma di due euro per il biglietto di ingresso. I due, che non hanno alcuna intenzione di sborsare denaro per entrare in teatro, decidono di “imbrogliare” la bigliettaia pagando una mazzetta di 50 euro, al fine di corromperla e guadagnarsi l’ingresso gratuitamente.

Questo, grossomodo, l’intreccio. Due soggetti grossolani, buffi e spassosi, vorrebbero entrare a teatro senza riuscirci. Niccolò Matcovich utilizza questo pretesto come metafora della difficile situazione teatrale odierna, nella quale gli aspiranti mestieranti trovano precluso ogni accesso, ostica ogni via da percorrere, rimanendo alla fine beffati e costretti ad essere sfruttati dal teatro stesso.

dscf4949Il lavoro scenico di Puppo e Antonelli è a dir poco sorprendente: le battute, i gesti, i tic e i ritmi tessono una partitura frenetica e spassosa; ardiscono a percorrere e sviluppare in modi strabilianti la vicenda. Prima si racconta normalmente una storia; riprendendo tutti i gesti sinora agiti, questi ultimi vengono riproposti all’indietro; poi ancora a velocità raddoppiata. La performance, dunque, rappresenta un omaggio a La lettera di Paolo Nani e Nullo Facchini, dove la comicità è dettata dall’esercizio della ripetizione, del ritmo bislacco, della comicità da “slapstick, e che richiama, forse, la perfetta rappresentazione teatrale degli Esercizi di stile di Raymond Queneau, nella quale un fatto di per sé banale viene narrato con novantanove varianti stilistiche.

Lo spettacolo consta sommariamente di due parti: nella prima Karl e Stadt approcciano la bigliettaia/computer tentando la corruzione e deliziando il pubblico con gli esercizi attoriali; mentre nella seconda, alla lunga meno efficace, si perde l’atmosfera da Kabarett e la trama assume venaturepop”.

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Il palco così si popola dei personaggi e di simboli di film come L’armata Brancaleone, 2001: Odissea nello spazio e Guerre Stellari in un turbinio di eventi fino al tragico epilogo dell’uccisione della bigliettaia da parte dei due, ai quali ormai è chiaro che l’arte teatrale è soggetta alla logica del guadagno spudorato.

Nonostante la netta divisione tra le parti denoti una frattura nella scrittura drammaturgia, e faccia perdere veemenza ad un’esibizione molto divertente e brillantemente interpretata, il gioco e il trasporto che ne conseguono rendono L’Imbroglietto, della Compagnia Habitas, una perla della comicità del teatro off. Non a caso ha meritato diversi riconoscimenti: dalla Biennale del Festival di Potenza (2016) alla finale del MArteLive sezione teatro.

Ci auguriamo di rivederlo, visto che ridere di gusto fa sempre bene al cuore.

Maurizio De Benedictis

Foto: Simone Galli

 

Teatro Studio Uno

dal 12 al 15 gennaio

L’imbroglietto

di Niccolò Matcovich

con Valerio Puppo e Livia Antonelli

 

 

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