Lo stupro di Lucrezia

Una risata di amara consapevolezza

Spettacolo in cui comunicano e risaltano la sinergia tra il registro dell’attrice e le scelte registiche utilizzate, che risultano pulite e decisamente azzeccate. Un monologo struggente che fa rivivere cinque universi femminili, distanti in tempo, ma simili per le vicende vissute

Il teatro dei Conciatori di Roma, apre la stagione 2016/17 con Lo stupro di Lucrezia (spettacolo ispirato al sonetto di William Shakespeare), diretto da Luca De Bei e interpretato da una sorprendente Federica Bern.

Il monologo portato in scena dalla Bern è intenso, doloroso, struggente, ma allo stesso tempo riesce ad essere, a tratti,  divertente, sarcastico  e ironico.

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Personaggi femminili diversi si alternano sul palco, tutti legati dal desiderio e dalla determinazione di lottare per i diritti civili contro un sistema “usurpatore e meschino”.

Il viaggio ha inizio nel 508 a.C., con  Lucrezia, moglie “bella e casta” violentata dal famelico e cinico  Sesto Tarquinio, per  terminare con Kiana Firouz, attrice e attivista omosessuale fuggita dall’Iran nel 2008 e rifugiatasi nel Regno Unito, dove realizza un documentario autobiografico e dove riesce ad ottenere asilo politico.

I registri utilizzati dall’attrice per i diversi personaggi si sposano perfettamente con le donne portate in scena: la capacità di passare, in poco tempo, da una recitazione drammatica, ad una più ironica (nell’interpretazione di Paola Clemente) dimostrano una rara versatilità e uno spessore psicologico non comune.

Abbiamo già avuto il piacere di conoscere Federica Bern  due anni fa al Teatro Dei Conciatori, in occasione della prima di uno spettacolo molto diverso, ma altrettanto potente, Sonata per ragazza sola, omaggio a Irene Nemirowski.

L’attrice, nello spettacolo ispirato al ballo della Nemirowski, catalizzava l’attenzione del pubblico grazie alla sua duttilità e alla capacità di interpretare donne di età differenti apparentemente lontane, ma infuocate da comuni sentimenti e animate dalle stesse fragilità e dallo stesso sangue.

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Nello Stupro di Lucrezia, l’attrice dimostra di essere cresciuta ancora, riuscendo a vestire i panni di cinque donne disposte a pagare a caro prezzo il coraggio delle proprie scelte.

Lucrezia, Berta Caceres , Fatima, Kiana Firouz, Paola Clemente, sono universi femminili capaci di lottare e di gridare al mondo i torti ingiustamente subiti.

Interessante la sinergia tra il registro dell’attrice e le scelte registiche utilizzate, che risultano pulite e decisamente azzeccate.

Particolarmente toccante la storia di Fatima, una bambina di undici anni, promessa ad un uomo molto più grande di lei: la vicenda viene raccontata in un linguaggio semplice, quello delle marionette, e come sottofondo si sentono, a volte, le risatine di alcuni bambini.

La scelta di utilizzare un linguaggio adatto ai bambini, rende , per contrasto, la vicenda ancora più amara e drammatica: rimbombano nella testa dello spettatore le parole “che guaio avere una figlia femmina” pronunciate più volte nel corso del “quadro teatrale”  e ripetute anche nel finale, quando la vita di Fatima è stata spezzata.

Un registro decisamente più ironico (anche se ugualmente drammatico) il caso di Paola Clemente, donna pugliese che cede al peso di un lavoro troppo oneroso, allo sfruttamento, agli orari massacranti “Semplicemente, non ce l’ho fatta più”.

Lo spettacolo, grazie alla capacità attoriale della Bern e alle scelte registiche ben calibrate, risulta profondo, struggente e in grado, al tempo stesso, di commuovere, di far riflettere e di strappare una risata di amara consapevolezza.

Sarah Mataloni

Foto: Pietro Pesce

 

Teatro dei Conciatori

Lo stupro di Lucrezia

spettacolo scritto e diretto da Luca De Bei, tratto da Shakespeare

con Federica Bern

 

 

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