Minchia Signor Tenente

“Il vigliacco muore più volte al giorno, l’uomo coraggioso una volta sola”

Uno spettacolo divertente, ma che ci fa riflettere sul sacrificio che molti uomini hanno compiuto per combattere la mafia. La tragedia della morte di Giovanni Falcone vista dagli occhi di coloro che lo scortarono. Un omaggio alla memoria di tanti uomini che hanno immolato la loro vita per un mondo più giusto

Per la regia di Nicola Pistoia, al Teatro Marconi di Roma dal 18 al 27 novembre è andato in scena lo spettacolo Minchia Signor Tenente, scritto ed interpretato da Antonio Grosso. Si tratta dell’ottavo anno di repliche di una commedia che ha avuto un grandissimo successo.

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La vicenda è ambientata in una piccola caserma dei carabinieri di un paesino della Sicilia nel 1992. Qui, agli ordini del maresciallo Chichierchia (interpretato come sempre con bravura da Antonello Pascale), troviamo quattro militari ognuno proveniente da una diversa regione italiana: c’è il brigadiere napoletano D’Onofrio (Antonio Grosso), il romano Moroni (Ariele Vincenti), l’appuntato Milito (Gaspare Di Stefano) e infine il cuoco lucano Merilli (l’esordiente Francesco Siggillino).

La vita sembra scorrere tranquilla, come in tutte le piccole caserme di paese. La monotonia è interrotta solo dalle baruffe tra gli appuntati e il maresciallo, dalla tresca (vietata dalla legge) tra l’appuntato cuoco e una ragazza del paese (Sara, interpretata da Federica Carruba Toscano), dalle periodiche irruzioni di un matto (il bravissimo Natale Russo) che denuncia sgangheratamente ipotetici furti.

Il clima è disteso, i militari tendono ad essere informali, e i momenti comici e divertenti abbondano, soprattutto nella prima parte dello spettacolo. Antonio Grosso, ormai rodatissimo nella parte, non smentisce la sua vena istrionica e beffarda: ormai possiamo dire che ha acquisito uno stile recitativo tutto suo, fatto di momenti in cui la voce si acutizza e di altri in cui le ripetizioni sottolineano con enfasi alcuni passaggi chiave. Esilarante il momento in cui finge col maresciallo di essere gay.

Antonello Pascale, dal canto suo, spesso accanto a Grosso anche in altri spettacoli, è un’ottima spalla: nell’intento di portare ordine in quell’atmosfera di rilassatezza, si rende oggetto delle mire dei suoi sottoposti, che lo fanno sempre arrabbiare, permettendogli di interpretare la parte del burbero che però alla fine si scioglie.

Si scherza sui carabinieri, sulla rilassatezza della vita di provincia, rotta da un funerale o dall’arresto di una volpe come ladro di galline, o da una licenza di caccia e pesca che sembra diventare un caso di coscienza.

Ma ecco che giunge una notizia a turbare la monotona vita della piccola caserma: un nuovo tenente arriverà a prendere il comando della stazione. E infatti il tenente arriva e  cerca subito di mettere tutti in riga, anche a causa della sua missione, che è quella di catturare un latitante che si aggira nei dintorni.

La tresca tra il carabiniere e Sara, da tutti conosciuta e tollerata, rischia di essere  scoperta: il tenente un bel giorno si ritrova la ragazza in caserma e tutti gli altri dovranno fare i salti mortali per nascondere la verità, fino ad inventarsi il rapimento di un chiwawa, il tutto tra le risate del pubblico.

Ma a mano a mano che lo spettacolo va avanti, il registro e i toni si fanno più cupi: la mafia è una presenza spettrale e minacciosa che aleggia su tutti i siciliani, e quindi anche sulla piccola caserma. Infatti, a dimostrare il suo persistere, giunge la notizia dell’uccisione del questore, creando grande turbamento in tutti.

A stemperare il clima teso ci pensa l’ottimo caratterista Natale Russo, che come già detto interpreta il matto: la scena in cui arriva in caserma per denunciare il supposto furto del suo portafogli è veramente uno spasso, con risate ed applausi a scena aperta.

Ci pensa però il nuovo tenente a richiamare tutti al dovere: bisogna scortare un giudice (che poi si scoprirà essere Giovanni Falcone) e due appuntati sono chiamati a fargli da scorta. E’ il 23 maggio 1992: tutti sappiamo dell’esplosione a Capaci e della morte del giudice e degli agenti al suo seguito. Toccante e commovente il momento in cui i due appuntati riappaiono e rievocano la loro vicenda: a Grosso va il merito di averci fatto conoscere l’umanità di questi personaggi e l’importanza del loro impegno.

Dopo la tragedia la vita in caserma non sarà più la stessa: il tenente cercherà di imporre disciplina e normalità, ma ormai gli animi degli altri sono scossi: la morte li ha toccati da vicino e nulla tornerà più come prima.

A spettacolo ormai terminato, ecco apparire sullo schermo di fondo le foto delle vittime di mafia: un omaggio a tanti caduti e un invito a non dimenticare il loro ruolo nella lotta alla criminalità.

Antonio Grosso non si smentisce: ancora una volta si conferma figura di primo piano nel teatro contemporaneo, riuscendo a fondere divertimento e riflessione in una simbiosi sempre difficile da ottenere.

Francesco Rinaldi

 

Teatro Marconi

dal 18 al 27 novembre

Minchia Signor Tenente

di Antonio Grosso

regia Nicola Pistoia

con Antonio Grosso, Gaspare Di StefanoFrancesco Nannarelli, Francesco StellaFederica Carruba Toscano, Antonello Pascale e Ariele Vincenti

e con Natale Russo

luci Luigi Ascione

scene Fabiana di Marco

costumi Maria Marinaro

 

 

 

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