Regina Madre

L’amore oltre l’odio e oltre l’amore

Regina Madre di Manlio Santarelli torna al Teatro dell’Angelo dal 20 al 30 ottobre 2016 con la regia di Antonello Avallone, protagonista con Milena Vukotic della pièce. Un gioco drammaturgico di indubbio spessore in cui i personaggi vivono il rapporto estenuante di amore e incomunicabilità

Regina Madre è un bel testo di Santarelli che ben si innesta nella feconda drammaturgia del secondo Novecento, laddove giganteggiano personaggi dominati dalle costrizioni delle convenzioni sociali, pervasi da nevrosi che scandiscono lotte verbose e che nutrono paradossi all’interno di rapporti insensati e castranti.

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Regina, anziana matriarca di altri tempi, conduce una dignitosa vita da vedova solitaria: è una donna capricciosa ma non leggera, alla ricerca delle attenzioni che i due figli ormai sposati non le danno più. Si ammala e suo figlio Alfredo le offre sostegno, trasferendosi nella sua casa a tempo indeterminato. Si saprà poi che l’uomo, all’alba dei suoi cinquant’anni, ha perso il lavoro da giornalista e ha terminato da tempo il suo matrimonio: scopo di tante attenzioni è lo scrivere un libro sulla malattia e morte della madre per risollevare le proprie sorti.

Questo il plot. Il gioco drammaturgico che Santarelli ne ricama è di indubbio spessore: i due protagonisti, in un rapporto estenuante di amore e incomunicabilità, agiscono le proprie esistenze su due piani differenti che raramente si intersecano, pur nell’interazione continua.

Nonostante il dramma sia calato perfettamente in un contesto familiare, in una data ben specifica e in un ambiente noto e accogliente, non si può non avvertire del surreale nel progressivo svelarsi dei reciproci tic, delle paure e delle ossessioni dei due che non portano a nulla se non alla pura infelicità. Una infelicità paradossale, perché i due si amano: da qui il surrealismo e la costante presenza della impossibilità di comprensione tra i due.

Il testo, importante, non è mai posto in secondo piano nella regia di Avallone, che si dimostra così abbracciare pienamente la lezione della drammaturgia santarelliana. Con dovizia di temperanza e dosata capacità porta in scena un nevrotico Alfredo, grigio ed esaurito quanto basta ma buon motore nel flusso comico, e dirige sapientemente la signora Vukotic, alla quale ci si deve solo che inchinare per la classe, la temperanza, l’eleganza e la dedizione nei confronti del suo personaggio. L’attrice caratterizza Regina (che nella prima edizione assoluta dell’opera fu interpretata da una sanguigna Isa Danieli) sottolineandone le caratteristiche dispettose e giocose che tanto si confanno al suo temperamento scenico piuttosto che le amareggiate o le contrite. Nulla da aggiungere a colei che ha saputo dimostrare capacità e piena presenza scenica, grazie ad una interpretazione che dimostra ancora il talento di una interprete che, a nostro avviso, andrebbe riconosciuto merito più di quanto finora fatto.

Lo spettacolo si avvale delle scene e dei costumi di Red Bobò che, come nell’edizione originale, disegnano un contesto calmo e conosciuto come quello dell’interno di una casa ordinata. Un paradosso anche questo, se pensiamo che è proprio in questo ambiente che richiama la calma e il nido d’infanzia che la madre “fagocita” il figlio. Non diremo quale coup de théâtre ci riservi il finale, perché lo spettacolo va visto e rivisto più volte nel suo crescendo umoristico che ne svela invece l’intensa drammaticità.

Maurizio De Benedictis

 

 

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