Romeo e Giulio

Uno scandaloso viaggio teatrale

Una rappresentazione fisica, intensa ed evocativa ribadisce il concetto innegabile dell’amore sinonimo di libertà. All’interno del Festival multidisciplinare Dominio Pubblico_la città under 25 – dal 30 maggio al 4 giugno – organizzato nella splendida cornice del Teatro India di Roma, ritroviamo la compagnia BologniniCosta con il loro dissacrante linguaggio teatrale

Anche quest’anno abbiamo deciso di seguire uno spettacolo dallo sfondo sociale e denso di pathos. Presente alla quarta edizione della rassegna Dominio Pubblico, progetto nato nel 2014 da un’idea del regista e drammaturgo Luca Ricci. Realizzato dall’Argot Studio e dal Teatro dell’Orologio in collaborazione con il Teatro di Roma, è stato riconosciuto  come ​realtà promozionale dal MiBACTMinistero dei beni e delle attività culturali e del turismo.

La multidisciplinarietà è di scena: la creatività italiana  trova voce attraverso musica, teatro, danza, performance e arti visive, mediante un cartellone ricco di eventi e iniziative, dove l’interazione tra pubblico e partecipanti è essenziale. Si organizzano infatti incontri, prima o dopo gli spettacoli, durante i quali chi assiste può dibattere con registi, attori, e chiunque abbia partecipato ai progetti presenti.

Ecco così che uno spazio senza confini né dimensioni accoglie dei personaggi privi di identità: ripercorrendo episodi chiave del classico “Romeo e Giulietta”, si sviluppa la storia di un amore, omosessuale e osteggiato, tra due ragazzi.

Ogni istante privato, condiviso da Romeo e Giulio, esprime una condizione di sentimento vero e libero, fisico e mentale, luminoso all’interno di un buio, per rimarcare che l’amore è amore, non ha sesso e non dovrebbe avere mai delle recinzioni a contenerlo.

Per quanto l’amore dei due giovani uomini sia sfortunato così come quello dei personaggi shakespeariani, l’ideale del sentimento che vince su tutto rimane ben definito, credibile, condivisibile.

La Compagnia Bologninicosta realizza un’opera piena di contrasti e vigore, dai contorni allegorici e significativi, nella quale il concetto di amore impossibile diventa il pretesto per evidenziare una libertà più grande e totale.

L’azione è ricca di simbolismo e gli attori lavorano con il proprio corpo senza risparmiarsi, sia nello sforzo, sia nel coraggio, lasciando alla parola un ruolo marginale seppur imprescindibile.

L’assenza di scenografia, le luci mai troppo forti o presenti, l’accompagnamento musicale ai limiti dell’essenziale (opera di Dario Costa) consegnano il lavoro principale all’attore in quanto corpo: è proprio l’ottimo cast (Cesare D’Arco, Mauro De Maio, Andrea Zatti, Riccardo Averaimo, Nicole Petruzza, Gabriele Olivi, Aurora Di Gioia e la stessa regista – autrice Sofia Bolognini) a sorreggere l’intero spettacolo con una forza fisica evidente.

La fatica degli interpreti è però congeniale al testo: i due elementi, insieme, restituiscono al pubblico un’opera secca e forse necessaria che ha il pregio di andare al di là del teatro e che stupisce per la giovanissima età di tutti i partecipanti, davanti e dietro le quinte.

Gabriele Amoroso

Foto: Giulia Castellano

 

 

 

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