Sfinge

Un corpo sedotto dal ritmo

L’atmosfera intima e originale del Teatro Studio Uno di Roma accoglie “Sfinge”, spettacolo interpretato, concepito e coreografato dalla ballerina/performer Melissa Lohman. In scena dal 24 marzo al 2 aprile, si mostra come pregevole esempio di danza contemporanea

La poesia di lasciare che da ogni suono riesca a sgorgare un movimento: questo è un corpo sedotto dal ritmo. A tutto ciò ha dato vita Melissa Lohman, la ballerina che ha voluto così fortemente regalare al suo pubblico il fascino di potersi porre molte domande.

Una scenografia minimal, sin dai primi momenti, ha condotto l’attenzione degli spettatori sulla figura umana, protagonista indiscussa della rappresentazione. Dal fondale total black è emersa infatti l’interprete accovacciata; ella è avanzata poco a poco sul palcoscenico, presentandosi anche come oggetto di un suggestivo gioco di luci.

Solo durante la narrazione si è riusciti a scorgere l’altro elemento scenico: la Sfinge, con la quale è entrato in dialogo il corpo della Lohman che, dunque, si è configurato anche come metafora della condizione umana.

Stilizzazione estrema della Sfinge, l’elemento dorato dalla forma conica, non si è limitato a fare presenza sul palco. E’ sembrato, infatti, che abbia preso vita più volte, quando una voce fuori campo è entrata in scena recitando una battuta dal sapore enigmatico. La stessa battuta, interpretata più volte dalla ballerina, è diventata ridondante, addirittura percussiva.

Una domanda alla quale era necessario rispondere? Un banale non-sense? O forse solo un pretesto per raccontare quanto sia facile incastrarsi in una riflessione labirintica?

Il sentiero battuto dalla Lohman appare carico di suggestioni e altamente evocativo. Impossibile non attingere al “serbatoio” della mitologia per cercare una chiave interpretativa: nella cultura greca (civiltà nella quale sono sedimentate le radici del teatro) l’animale era celebre per l’abitudine di porre il suo enigma all’ingresso della città di Tebe. Se non si era all’altezza della soluzione, si sarebbe finiti strangolati o divorati dal mostro.

La Sfinge è dunque omaggiata quale elemento di confronto con il proprio io: è quindi custode e depositaria di un sapere che forse non si potrà mai afferrare compiutamente. Tuttavia si rivela un’interlocutrice necessaria. Fondamentale perché in grado di istituire un dialogo con sé stessi; un dialogo che, ai limiti della razionalità, arricchisce la consapevolezza della propria identità.

Cristina Fusillo

 

 

Teatro Studio Uno

dal 24 marzo al 2 aprile

Compagnia Arcalo’H

Sfinge

di e con Melissa Lohman

Residenza 2016-17 Teatro Studio Uno

 

 

 

 

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