Surgèlami

Quel che resta dell’amore

La vita di coppia, tanto semplice quanto complessa, combatte l’eterna lotta tra le ragioni della mente e quelle del cuore. È meglio assistere impotenti alla catastrofe o congelare la propria esistenza in attesa di tempi migliori? Sta a noi salvarci oppure essere complici della nostra stessa disfatta

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Dal 9 al 26 febbraio la compagnia Habitas è di scena al Teatro Studio Uno di Roma con Surgèlami, una pièce di Rosalinda Contil e diretta da Niccolò Matcovich, coadiuvato da Riccardo Pieretti. Un progetto drammaturgico peculiare che esula dall’ovvio grazie al connubio dei punti di vista sia maschile, sia femminile, del regista e dall’autrice del testo, riuscendo dunque a coinvolgere e sconvolgere emotivamente gli spettatori lungo l’intera performance.

Quattro giovani protagonisti (Chiara Aquaro, Chiara Della Rossa, Armando Quaranta, Simone Ruggiero) raccontano evoluzioni ed involuzioni dell’amore lungo le fasi della vita di coppia: da quella più tenera, fatta di nomignoli, di sguardi incantati e di complicità ai primi compromessi, momenti nei quali congeliamo una parte di noi, per evitare che intacchi quanto ancora vi è di buono; infine, gelosia, conflitto e incomprensioni, diventano furia cieca. Di qui la scelta disperata di “surgelare” per sempre se stessi, sperando che il tempo conceda clemenza all’amore.

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Abbastanza dinamica nel complesso, nonostante la parte finale risulti più lenta, la performance prevede due fasi d’interazione con il pubblico, assumendo i contorni di una vera e propria terapia di gruppo. La maggiore o minore reticenza di ciascuno spettatore, nel mettersi in gioco, è l’elemento catalizzatore dell’aspetto psicologico del testo: il risultato, infatti, incuriosisce, affascina e turba allo stesso tempo.

Molto interessante è l’approccio dei quattro attori in scena, in particolare abbiamo apprezzato le ottime doti recitative di Chiara Aquaro e Chiara Della Rossa. Lo spazio scenico è sfruttato al massimo grazie ad una regia ben studiata: gli interpreti si muovono spesso simmetricamente (su due piani paralleli), quasi danzando. Le luci e la parte audio, con i numerosi voice off, focalizzano l’attenzione sui momenti salienti della performance, valorizzando al contempo le dinamiche di ciascun protagonista.

La scenografia, invece, utilizza il “fondale murario” come una grande lavagna, mentre gli arredi sono perlopiù costituiti dagli abiti di scena via via lasciati a terra. L’unico elemento dominante è il grande frigorifero sistemato sullo sfondo: i protagonisti vi entrano dentro a turno e utilizzano i post-it appesi su di esso per l’interazione con il pubblico.

dsc_2472La visione di Surgèlami suscita numerose questioni, spesso irrisolte: le stesse che sono alla base dello spettacolo nello spettacolo e della stessa drammaturgia. Partendo dall’evidenza per cui l’uomo, ai giorni nostri, ha sempre più paura di instaurare relazioni durature, si giunge a una catarsi in negativo. Essa, dovuta alle paure e ai blocchi emotivi, si lega all’incapacità di gestire e superare i conflitti, che sono appunto alla base delle relazioni stesse.

La vita di coppia, così come viene raccontata, si divide tra le ragioni della mente e quelle del cuore. Colpa del lavoro, della mancanza di fiducia nel futuro, oppure questi sono semplicemente alibi dietro ai quali si nasconde la nostra inettitudine ad amare? Salvarci, oppure essere complici della nostra stessa disfatta: la decisione va presa in fretta, prima che tutto marcisca per colpa dell’indifferenza.

Elena D’Elia

Foto: Sergio Battista

 

 

Teatro Studio Uno

dal 9 al 26 febbraio

Surgèlami

drammaturgia Rosalinda Contil

regia Niccolò Matcovich

aiuto regia Riccardo Pieretti

con Chiara Aquaro, Chiara Della Rossa, Armando Quaranta Simone Ruggiero

 

 

 

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