Ti amo, Maria (in Jazz)

Essere presente, ma come?

Un incontro scontro nel quale sintonizzarsi non è del tutto scontato. L’uomo soffre l’abbandono più della donna, la quale è capace di rialzarsi e riprendere in mano la sua vita. Spiegarsi sicuramente serve, ma non dopo anni di assenza

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Il testo di Ti amo, Maria!, scritto da Manfridi, è definito da Marcello Micci una “scrittura jazz, con poca regia e molta improvvisazione”. Ripreso e rivisto in chiave musicale, è in scena al Teatro Lo Spazio di Roma dal 1 al 6 novembre. La regia è curata da Giuseppe Manfridi, il quale accompagnato da Nelly Jensen, recita la parte di Sandro.

Potremmo considerare Ti amo, Maria! (in Jazz) un noir psicologico, nel quale si intersecano pensieri e si cercano spiegazioni riguardo un rapporto d’amore terminato. Si cerca di scavare sui propri trascorsi e dinamiche, superate e rinnovate, almeno per Maria (Nelly Jensen).

Lei, Maria, è assillata da Sandro ricomparso alla sua porta dopo 10 anni. Lui interpreta il ruolo dello sfortunato, e per non essere presente a se stesso beve. L’alcool diventa la sua vita e la sua invadenza nei riguardi di Maria è ossessiva.

simg_5082I due attori vivono dentro una scenografia bianca. Le strutture definiscono un ascensore e delle porte le quali vengono attraversate, come a significare che le esperienze vanno vissute e affrontate, mai represse: per ricercare il nuovo.

La regia è dinamica grazie ai piani sequenza gestiti dal narratore Marcello Micci, il quale legge il copione conferendo alla performance un taglio più cinematografico che teatrale. Lo spettatore viene così coinvolto nelle visioni frontale e laterale dello spazio scenico, e si immerge nello scorrere delle stagioni e del tempo tra i sentimenti e le emozioni che i protagonisti fanno trasparire.

Egoismo e rifiuto; farmi vedere e vederti; chiarirsi e spiegare; poesia e disperazione. Questo un po’ il carattere del testo, che vede la vicenda svolgersi all’interno di un pianerottolo, mentre pochi sono gli esterni definiti e delineati. Ma che il pubblico può immaginare.

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Due personaggi alquanto differenti giocano tra forza e fragilità, distaccamento e rinnovamento sentimentale: con la vita. Una vita generosa da una parte, nella quale il passato non può più rientrare. Un cercare l’altro perché nasce un istinto inspiegabile, anche dopo anni di assenza, senza pensare al modo di comparire davanti la gente, facendo così prevalere solo le proprie necessità.

Ma prima che è accaduto? La coppia Sandro e Maria lavorava insieme. Lui pianista jazz, lei cantante. Con il tempo qualcosa si è spezzato. Dunque due prese di coscienza e di esistenze che, opposte, non si attraggono più.

Qualcosa di intrinseco diventa chiaro durante lo spettacolo. La differenza risiede nell’uomo che non accetta l’abbandono e il rifiuto, mentre la donna è capace di riprendere in mano la sua vita anche dopo essere stata offesa, derisa e delusa.

simg_5117Interessante l’uso delle bottiglie disposte sul palco, le quali vengono sbattute a terra per produrre suoni di sottofondo particolari, come anche lo sbattere dei piedi crea onde sonore cupe e angosciose. Il sax suonato da Pierfrancesco Cacace, invece identifica i rumori circostanti agli ambienti vissuti in quel momento.

Uno scambio ritmico di cambi di scena: i quattro protagonisti sono capaci di sfondare anche la quarta parete donando alla performance diversità di prospettive, rendendola dunque interessante all’occhio degli astanti e mai monotona. Supportato, il tutto, dall’uso delle luci che denotato giorno e notte, fino alla fine la curiosità assale per vivere un finale tutt’altro che scontato.

Unica nota discordante è la scelta dei costumi. Sandro, in verità, indossa abiti un po’ sdruciti i quali conferiscono al personaggio la parte dell’ubriaco; per Maria avremmo preferito invece una miglior ricercatezza e, magari, dentro abiti più accurati il personaggio sarebbe rientrato nel perfetto stile distinto quale è.

Annalisa Civitelli

Foto: Alessandra Notaro

 

Teatro Lo Spazio

dal 1 al 6 novembre

Ti Amo, Maria! (in Jazz)

Testo e regia di Giuseppe Manfridi

Con Nelly Jensen, Giuseppe Manfridi, Marcello Micci e Pierfrancesco Cacace al Sax

 

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