Voglio vedere una balena

L’ebrezza di rincorrere un sogno

Il Teatro Trastevere ha ospitato Voglio vedere una balena dal 17 al 19 marzo, spettacolo pensato e interpretato da Giovanni Avolio, nel quale la protagonista del racconto di Melville diventa una perfetta metafora del desiderio di inseguire i propri desideri, talvolta nascosti o risibili, comunque portatori di felicità

Il sipario si schiude lasciando spazio a una scena semplice e sobria: un fondale nero che convoglia l’attenzione dello spettatore verso l’unica figura umana presente. Il protagonista dello spettacolo, Ismaele, giace sdraiato sul palco e avvolto dal suo pile rosso. Questa coperta è subito presentata quale fedele compagna della sua vita, un’esistenza fatta di numerose abitudini: dopo giornate intere di lavoro, l’unico conforto del personaggio è rappresentato dal pensiero di abbandonarsi al tepore offerto dalla generosità di quel manto. Già questo semplice gesto tradisce una ricerca di calore e di affetto, ricerca che ovviamente non può ritenersi soddisfatta dall’altra, unica presenza animata nella sua casa: il gatto Jimmy.

Giovanni Avolio sceglie di raccontarci questa storia senza proferire parola, affidandosi invece al potere della gestualità, del ritmo e della musica, veicoli di comunicazione universali, dunque assai più potenti di qualsiasi lingua. Il clima dello spettacolo diventa allora simile a quello temperato di cui si servono i clown; divertenti e leggeri, fino a quando la loro ironia non sfocia nel freddo glaciale della tragedia. Il dramma, in questo caso, è dato dal tentativo di rendere godibile una routine che invece si ostina a rimanere immutata. Giorno dopo giorno, infatti, Ismaele continua a fare le pulizie e, senza che la sua vita migliori mai, egli continua a viaggiare sul palcoscenico fiero del suo equipaggiamento. Una scala alla quale ha legato una scopa e un secchio, nel quale conserva la sua arma più letale: uno sgrassatore a spray.

Tutte le sere, poi, continua a recitare una commedia sempre identica a sé stessa: si riduce a svuotare il contenuto degli scatoloni in cui è solito riporre gli oggetti, si occupa del pasto di Jimmy e consuma lui stesso uno spuntino frugale, affrettandosi tuttavia, perché il suo desiderio più grande è che arrivi in fretta il momento in cui potrà abbandonarsi al calore del pile.

La novità entra dalla porta: un’ulteriore scatola si aggiunge a quelle già facenti parte della scena, nascondendo un cd in cui è inciso il messaggio di un Ismaele futuro. Si tratta dell’unico momento in cui si ascolta la voce dell’attore che, mediante l’espediente della registrazione, comunica al personaggio che interpreta l’importanza di essere ricettivi e bendisposti nei confronti dei cambiamenti che avvengono nel corso della vita.

Grazie a questo dialogo con sé stesso, Ismaele ha il coraggio di seguire il richiamo verso la balena la cui sagoma non smetteva di incontrare. Costruisce allora una nave di tutto rispetto e parte alla volta dell’avventura. Il perimetro dell’imbarcazione è fatto di scatole di cartone, l’albero maestro è in realtà una scopa che ospita una coperta rossa (la vela), sulla prua è collocata una paletta raccogli immondizia, mentre un secchio azzurro interpreta il ruolo del timone. Eppure non conta nulla di tutto questo; ciò che importa è solo che, quando Ismaele riesce ad avvistare la balena bianca, il suo volto si fregia di un sorriso tenerissimo, e mostra di convivere bene con un sottofondo musicale delicato e piacevole.

L’immagine finale è di una dolcezza disarmante, tanto più perché priva di parole: la serenità raggiunta da un uomo che ha avuto il coraggio di dare ascolto al suo desiderio più profondo.

Cristina Fusillo

 

 

Teatro Trastevere 

dal 17 al 19 marzo

Voglio vedere una balena

ispirato a Moby Dick di H. Melville e

Se vuoi vedere una balena di Stead Fogliano

pensato ed interpretato da Giovanni Avolio

di e con Giovanni Avolio

disegno luci e gestione audio Mauro Buoninfante

 

 

 

 

 

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