Anticotestamento

Ovvero: come ho imparato a preoccuparmi e a non amare la bomba

Il testo, la drammaturgia e la regia sono propri di Gianluca Paolisso. Con la messa in scena sperimentale il giovane autore romano vuole smuovere la macchina dell’intelletto su base critica per dar voce alle grida dell’umanità incatenata nei mali dell’uomo, quali soldi e potere. Attraverso una vera e propria parabola, frammentata in tre atti diversi tra loro, vuole, prendere il fulcro d’interesse nelle parole dei libri biblici e profetici per trovare riscontro reale con tali concetti e abbattere gli atteggiamenti umani legati all’istinto violento ed alla scarsa consapevolezza del male più grande per l’essere umano: il suo stesso deterioramento

L’amore, la speranza in una figura amorfa e la stessa volontà pacifista sono metaforicamente il “Joseph Merrick” dello spettacolo. Presi dal loro essere fenomeni da baraccone e concetti surreali in un circo che ride della propria bruttezza epidermica, dovuta dalla devastazione morale e di qualsiasi principio umano, ambiscono ad una “gnoseologia” che dovrebbe essere di natura comune e quotidiana.

Lo spettacolo, come appunto detto, si divide in tre atti, prendendo in considerazione tre diversi momenti storici, dal “Libro di Giuditta”, passando per il “Cantico dei Cantici”, fino ad arrivare ai “Libri Profetici”.

Il primo si apre, dunque, con il dimenarsi della voce narrante che contestualizza la scena e rende lo spettatore consapevole che ciò a cui i suoi occhi assisteranno è lontano da una qualsiasi idea di calma. Di fatti la pièce pone come colonna portante la tensione, patologica e maniacale, spessa riscontrabile nella mimica attoriale e  non solo. Gli attori grazie ad una perfetta gamma vocale rendono il tutto fluido e nitido.

Tornando al primo momento, la straordinaria performance di Daria Contento, attraverso il racconto di Giuditta ed Oloferne, pone alcuni punti di domanda: “E’ giusto rispondere al sangue con altro sangue? Siamo noi diversi quando, per fermare il violento, usiamo a nostra volta altra violenza?E’ il mondo di Nabucodonosor, pieno di misfatti, morti e dolore, lontano dai giorni nostri?

CI troviamo di fronte ad una scenografia minimalista dove i pochi elementi presenti sono al contempo funzionali, eleganti e scelti con accuratezza. Così come la stessa attrice che, con il proprio corpo, è in grado di portare il pubblico ad immaginare in modo quasi del tutto reale il tutto” scenico. Ma la bellezza dell’insieme varrà, infatti, anche per i quadri successivi.

Nel secondo atto, tema centrale è l’amore, dedizione da parte di chi lo prova e follia da chi lo vede. “Può, pertanto, l’amore conoscere confini, vincere l’orrore del mondo e combattere la morte?” Ma allo stesso tempo, ci invita a riflettere su altro: “Può l’atto di ribellione, di astensione e adesione all’umanità renderci liberi dalla valle del sangue e capacitarci di danzare in armonia sopra il monte degli aromi, sotto l’albero di melograno?

Si giunge al termine con l’ultimo, un evento carnale per la personificazione propria della voce dell’autore che, attraverso le figure di Ivano Conte e Chiara Della Rossa, in particolare quest’ultima, mette sotto giudizio ognuno di noi dinanzi ad una propria Corte Suprema con cui denunciare per un’ultima volta le brutalità e le violenze postume alla perdita di se stessi. Un appello non solo di una sensibilità straordinaria ma anche come un invito a tutti noi per poter fare del bene, rinunciando almale” supremo onde evitare un’apocalisse,  vera e propria estinzione della razza.

Interessante è il modo in cui ogni personaggio viene rappresentato attraverso un oggetto che funge da filo conduttore con le azioni e la controparte criticata. A Giuditta la sua bacchetta (spada), come risposta all’effetto della creazioni delle armi e del loro utilizzo. Nel secondo atto, invece, la Croce mossa come protesta di una religione che dovrebbe da un lato esortare alla pace ed alla fratellanza, quando riesce ad essere il primo movente sanguigno e causa di barbarie ed ignoranza e, infine, il martello e la pistola rimandano a un’aula di tribunale, ponendo sotto giudizio l’“umanità” in rotta di collisione con se stessa.

Pierluigi Veronesi

Foto: Francesca Rachele Bartoli e Serena Tamilia

 

 

Teatro Tordinona

10 – 11 febbraio

Anticotestamento 

Ideazione, Testi, Drammaturgia e Regia Gianluca Paolisso

con Daria Contento, Elèna Elizabeth Scaccia, Chiara Della Rossa e
Ivano Conte

Tecnico Audio/Luci Ettore Bianco

 

 

 

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