Il cuore a gas

La logica dell’illogico

All’interno di una messinscena potente e ricca, i contorni delle atmosfere dadaiste restano ben definiti e vividi in una rappresentazione costruita con una precisione che riesce ad inventare un senso per l’insensato

L’opera che Tristan Tzara scrisse nel 1921 e che al suo debutto parigino fu un fiasco clamoroso, tanto che il pubblico abbandonò la sala prima ancora che lo spettacolo iniziasse, è l’esempio più calzante di arte dadaista: non c’è senso.

La narrazione sembra infatti non avere un filo logico, si percepisce la volontà di protestare e quasi di dissacrare l’arte intesa come tale.

Senza spazio, senza tempo, soltanto sei personaggi, Occhio, Orecchio, Naso, Bocca, Collo e Sopracciglio interagiscono tra loro in un insieme di battute prive di significato e ripetitive e soltanto alla fine della rappresentazione sembra svilupparsi una piccola luce logica.

Il bravo Andrea Martella riesce a mantenere tutta la cifra dadaista che il testo presuppone e con l’apporto di una scelta musicale azzeccatissima e l’abilità di esaltare i momenti comici realizza un lavoro ampiamente riuscito. Persino la scelta di inserire nel copione originale un nuovo personaggio, Didascalia, che altri non è che la recitazione delle note a margine di Tzara stesso, si dimostra un’intuizione vincente.

In un contesto carico di simbolismo e messaggi subliminali si muove un cast valido e concentrato: i sette attori sono energici e fisicamente potenti e tutti danno il meglio di loro stessi negli esilaranti momenti comici.

Per quanto lo spettacolo nella sua globalità possa sembrare un lavoro assurdo, in realtà si tratta di una messinscena squisitamente teatrale nella sua accezione più precisa: c’è azione, parola, ritmo e tra le righe esiste persino una trama.

La regia di Martella rispetta dunque l’ideale dadaista senza stravolgere nulla e di conseguenza il risultato finale è efficace e decisamente risolto: se da un lato l’opera può giustamente non piacere o non essere compresa, dall’altro sa intrattenere con ironia e suggestione lo spettatore più motivato.

Gabriele Amoroso

Foto: Ele Noire SEI

 

Teatro Trastevere

dal 4 al 7 gennaio

Il cuore a gas 
di Tristan Tzara

Regia Andrea Martella

personaggi ed interpreti

Flavio Favale Occhio 

Simona Mazzanti Bocca

Edoardo La Rosa Orecchio

Vincenzo Acampora Naso

Giorgia Coppi Sopracciglio
:
Vania Lai Collo

Walter Montevidoni Didascalia 

 

 

 

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