Otello

Il classico di Shakespeare torna in scena al teatro Arcobaleno di Roma in un adattamento non del tutto riuscito e spostando l’azione in un’epoca contemporanea tra guerra e xenofobia. L’ideatrice e regista della nuova versione, Ilaria Testoni e l’adattatrice del copione, Glenda Ray, si domandano cosa succederebbe “Se Otello fosse rom?”

In questa trasposizione di “Otello” non siamo più a Cipro ma in una zona di guerra probabilmente collocabile in MediorienteIago ed Otello, i due protagonisti, rimangono due soldati impegnati in un conflitto e anche tutta la storia resta imperniata sull’invidia divorante di Iago e la gelosia senza senso di Otello. Ciò che cambia è l’origine di quello che fu il moro di Venezia: non più moro ma rom e, in quanto tale, tuttora discriminato e provocato al punto di perdere la ragione e porre fine alla tragedia con il sangue.

Questa particolare messinscena del classico shakespeariano convince poco: se da un lato la riduzione del copione è realizzata in maniera intelligente da Glenda Ray, dall’altro la rilettura in chiave contemporanea ideata da Ilaria Testoni è piuttosto insapore.

L’opera originale di William Shakespeare si denota non tanto per la riflessione sulla gelosia del protagonista ma proprio per tutti i temi collaterali quali il possesso, l’ambizione e soprattutto il razzismo, che viene lasciato intendere con spirito critico agli spettatori, anche oggi, proprio in virtù dell’epoca in cui è stato analizzato, di conseguenza questo spostamento nel tempo ad opera della Testoni non coglie nel segno, anzi, è come non esistesse.

Lo spettacolo soffre due grossi difetti: innanzitutto l’idea di fare di Otello ed Emilia due rom non porta nessun valore aggiunto al testo, non sottolinea affatto la sottile idea originale di Shakespeare di parlare di xenofobia, ed è di fatto irrilevante ai fini della trama; in secondo luogo, la recitazione degli attori (sebbene alcuni siano molto capaci, altri decisamente meno) è caratterizzata da un’impostazione artificiosa che sarebbe stata perfetta in una versione classica dell’opera e che, in questa veste pseudo-contemporanea, ha invece sortito un effetto non riuscito e a tratti stucchevole.

Altro appunto va allo Iago di Mauro Mandolini: il personaggio interpretato dal pur bravo e disinvolto Mandolini viene privato delle sue caratteristiche più peculiari: l’eleganza, la sofisticatezza, la crudeltà raffinata ed intelligente, diventando al contrario un uomo rozzo, violento, fisico e senza fascino.

Persino il comparto tecnico fallisce e pecca di esagerazione tra illuminazioni cambiate continuamente, effetti da film di fantascienza, accompagnamento musicale incessante e un uso esasperato in scena di nebbie artificiali, sebbene le intenzioni dell’autrice rimangano nell’ottica della buona fede.

Gabriele Amoroso

Foto: Manuela Giusto

 

 

Teatro Arcobaleno

dal 10 al 27 maggio

Otello

di William Shakespeare

Compagnia Mauri-Sturno: Giovani un Futuro nel Teatro

Che cos’è oggi la diversità? E se Otello fosse Rom?

da un’idea e con la regia di Ilaria Testoni

adattamento Glenda Ray

con Mauro Mandolini e Camillo Ciorciaro

e Francesca Dinale, Ilaria Amaldi, Laurence Mazzoni, Valerio Camelin, Roberto Di Marco, Fabrizio Bordignon e Michela Giamboni

costumi Cinzia Ungaro

colonna sonora Ferdinando Nicci

scene Bruno Vitale

luci Pietro Sperduti

coreografie Ilaria Amaldi

aiuto regia Valentina Cavallo

consulenza tecnica Giovanni Piccirillo

consulenza artistica Mauro Di Rocco

fonica Emanuela Fanelli

 

 

 

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