Ti Amo, Maria!

I ricordi non sono una colla

In un contesto assai piccolo si mettono in evidenza gli attaccamenti morbosi che legano un uomo alla sua ex compagna. In questo specifico spazio vengono a galla tutte le inquietudini e le incertezze, ricordi e risposte di un legame ormai chiuso da tempo

Non molto tempo fa abbiamo avuto modo di assistere alla pièce ma in un’altra location. Attualmente “Ti Amo, Maria!” è in scena, dal 20 marzo all’8 aprile, all’interno del versatile Teatro Stanze Segrete in Via della Penitenza a Roma.

La differenza tra le due performance è di fatto molto sostanziale. Proprio due anni fa “Ti amo, Maria! (in jazz)” al Teatro Lo Spazio respirava ampiamente sotto diverse forme espressive. Per la regia dello stesso Manfridi, vantava di registri decisamente più serrati. La rappresentazione prendeva vita sul palco e, al contempo, sfondava la quarta parete. La musica del sax (Pierfrancesco Cacace), inoltre, invadeva l’aria per donare un’atmosfera suggestiva all’insieme, come le letture di Marcello Micci.

© 2018 Sebastiano Vianello

Qui, al contrario, incontriamo solo i due protagonisti, Sandro (Fabrizio Pucci) e Maria (Marina Guadagno). Loro vivono e respirano all’interno di una scarna scenografia: un pianerottolo, in cui l’elemento essenziale è l’ascensore.

La situazione è claustrofobica, poche infatti sono le movenze che delineano la narrazione: lo spazio è appunto costretto e non si può scappare. Il confronto imposto tra i due è evidente. Esso intende mettere in luce l’implicito rapporto d’amore malato tra uomo e donna, quello di cui si parla nelle cronache di ogni giorno. E, l’alternanza di dialoghi e monologhi lo sottolinea grazie alle ottime capacità espressive degli attori.

Alquanto insistente, lui si presenta alla porta di lei dopo dieci anni: desidera sapere perché è stato lasciato. Si dipanano così le dinamiche e i chiarimenti auspicati da Sandro, un musicista jazz senza successo e ubriaco, che giudica la vita altrui. Maria, invece, è andata avanti con la propria esitenza, in grado di trovare un nuovo amore.

Due caratteri opposti quindi: forte e determinata lei; insicuro lui. Ma così ostinato da voler indietro la “sua” Maria a tutti i costi. Aggrapparsi ai ricordi, però, non è la cosa migliore; non è tanto una fuga quanto una via per cercare di riavvicinarsi. Maria, al contrario, rifiuta le “avances“, rimettendo in discussione i suoi sentimenti fino all’ultimo, appunto perché riscopre il Sandro dei vecchi tempi. Al contempo riesce a porre costui di fronte se stesso e alla sua medesima ombra.

© 2018 Sebastiano Vianello

La sintonia degli interpreti in scena è percettibile: riescono a calarsi nei panni dei personaggi in modo calzante, tanto da farci arrivare sia il suono della scrittura beat del testo di Manfridi, sia gli stati d’animo di Sandro e Maria, indifesi e fragili. Punto di forza dello spettacolo.

Il testo, al contrario, verboso e, a tratti  ridondante, rischia di annoiare gli astanti e allungare i tempi della rappresentazione. Nella situazione circoscritta del teatro, riteniamo che alcuni tagli sarebbero stati necessari.

“Ti Amo, Maria!” guida il pubblico all’ascolto da un lato, perché incentrato sui dialoghi; dall’altro, la disposizione delle sedie – in alcuni momenti – non facilita chi assiste limitando la perfetta fruizione dell’intera esibizione. Tuttavia, in uno spazio ampio “Ti Amo, Maria” vivrebbe delle sue sfumature più ampie e di profondo respiro.

Dal taglio fotografico, la rappresentazione, grazie alla regia dello stesso Pucci, riesce a mettere a fuoco istanti, ricordi e dettagli di un amore lontano, di cui si parla in uno spazio e in un tempo morto. Ci insegna quanto e come la sofferenza possa essere affrontata sotto diversi punti di vista ma anche a fuggire dai rapporti troppo oppressivi, a riconoscerli e a riprendersi la propria vita, per la tanto auspicata libertà personale.

Annalisa Civitelli

Foto: Sebastiano Vianello

 

 

Teatro Stanze Segrete

dal 20 marzo all’8 aprile

Ti Amo, Maria!

di Giuseppe Manfridi

regia Fabrizio Pucci

con Marina Guadagno e Fabrizio Pucci

assistente alla regia Luisa Paradiso

disegno luci Marco Laudando 

tecnico audio/luci Matteo Fasanella 

scenografia e foto di scena Sebastiano Vianello 

costumi Rita Forzano 

progetto grafico Eleonora Asquino 

 

 

 

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