Parsons Dance

Volteggi acrobatici in aria

Morbidezza e savità sono le protagoniste della serata, che vede coinvolta sul palco di uno dei teatri più famosi della capitale la Compagnia di danza contemporanea americana. Un tripudio di emozioni per chi ci ha sorpreso per la prima volta

Ho sfidato il Festival della Canzone Italiana 2018, edizione 68. Soprattutto la finale. Tutto il pomeriggio ho lavorato, ho inviato un file di corsa, mi sono preparata in soli cinque minuti e senza affanno sono giunta al Teatro Brancaccio di Roma, appena in tempo per l’inizio dello spettacolo dei “Parsons Dance”.

Accingersi a conoscere la danza è un esperimento che mi permetto di scrivere al personale, non consono quindi allo stile giornalistico. Ma me lo consentirete.

Ho vestito così il sabato sera di curiosità e di colori. I Parsons Dancecompagnia di danza contemporanea nata nel 1987 e fondata dal coreografo David Parsons, con sede a New York, mi hanno davvero stupita, facendomi dimenticare il mondo esterno per un’ora abbondante.

La rappresentazione mette al suo centro il ballo. Suddivisa in quadri rimanda alla versatilità della musica: il primo infatti lo possiamo considerare un omaggio alla classica, il tutto sui toni del marrone bruciato; in jazz e nero il secondo, mentre il terzo si concentra sul bianco e risalta ritmi elettronici-techno e le nuance tipiche della breakdance. Il gran finale abbraccia invece i colori pastello, e sfuma su note tipicamente brasiliane morbide e suadenti, accostandosi a sonorità in cui la voce prevale e rimanda a canti africani e danze tribali.

Un piacere per gli occhi e per l’udito: si evade per vivere altri luoghi. Il romanticismo fa da sfondo a passi a due, ai volteggi, ai saltelli, alla meccanicità e agli scatti, alle elevazioni in cui la forza dell’uomo predominca con grazia. Assoli e balli in coppia si distinguono per armonia e movenze fluide, che si uniscono ai balletti classici e non solo, in cui le punte assumono posizioni perfette, i movimenti delle braccia e l’apertura delle gambe seguono le linee morbide del corpo nello spazio.

La sincronicità è pertanto eccellente: corpo e musica viaggiano all’unisono. L’insieme è perfettamente in equlibrio: i brani scelti, tra note dolci e calme, si inframmezzano con le più sincopate. Si vivono emozioni, stati d’animo e suggestioni, immaginando quindi, al contempo, il contesto dove il ballo nasce e respira.

Il disegno luci è semplice e congeniale: gli occhi di bue illuminano coppie e singoli al momento opportuno, al contrario, dei flash, che fanno impazzire la platea, vengono puntati su Elena D’Amario che sembra ballare ad intermittenza e viene inquadrata sempre in sospensione. Il bianco risalta e illumina il palco, e il pubblico è trepidante.

Uno spettacolo di cui consiglio la visione: i Parsons Dance trovano sempre chiavi personali per interpretare la danza classica, reinventarla e proporla al loro affezionato pubblico con tante variabili soluzioni.

Teniamo inoltre a precisare che la prima ballerina è italiana e per sbarcare il lunario si è distinta in America. Chissà se prima o poi riusciremo a tenerci i talenti che ci meritiamo!

Annalisa Civitelli

 

 

 

Teatro Brancaccio

dal 9 all’11 febbraio

Parsons Dance

David Parsons, Artistic Director

Rebecca Josue, General Manager / Stage Manager

Howell Binkley, Resident Lighting Designer

Dancers

Elena D’Amario, Geena Pacareu, Eoghan Dillon, Zoey Anderson, Justus Whitfield, Deidre Rogan, Shawn Lesniak e Henry Steele

Christopher Chambers, Lighting Supervisor

Fabrizio Caputo, Production Manager

 

 

 

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