T’amo ed è continuo schianto

L’amore non salva abbastanza

Non basta l’amore per vivere e sopravvivere. Eufemismo o no, la realtà giusta nella quale collocarsi sarebbe trovare il proprio posto nel mondo, quello adatto. Come riconoscerlo e riconoscersi? Le precarietà, lavorativa e sentimentale, si confrontano facendo oscillare il sano desiderio di vivere

T’Amo ed è continuo schianto, al Teatro dell’Orologio di Roma – Sala Orfeo – dal 17 al 22 maggio, è uno spettacolo dedicato al mondo giovanile, rivolto al modo di relazionarsi, attraverso sentimenti, amore, lavoro, vita e sé stessi.

Un testo interessante quello di Rosalinda Conti, in cui la regia minimale di Matteo Ziglio, assistito da Chiara Bencivenga, trova una chiave del tutto particolare per catturare l’attenzione del pubblico, concentrando la scena – a cura di Morena Nastasi – in un giardino fiorito e due altalene, senza alcun altro elemento di distrazione.

Giordana Morandini e Stefano Patti interpretano due bambini che diventano adulti, prendendo coscienza delle loro personalità. Delusioni segnano animi e desideri, dissipando le vivide certezze dei loro sogni. Nonostante le perdite degli affetti più grandi e l’essere disattesi, per qualcosa che non è mai arrivato, cercano risposte alle tante domande che di continuo si pongono.

T'amo ed è continuo schianto - Ph Federico Giusti (3)Le ripetizioni del testo sembrano far andare indietro e avanti i due protagonisti; giocando con il tasto rewind, non ci si sofferma sul momento specifico, bensì si cercano soluzioni per proseguire. Nonostante indugi, incertezze e sofferenza, le paure e i passi si trasformano in felicità.

Lui e lei. Si incontrano e si amano dentro un tempo indefinito. La palla degli stati d’animo rimbalza: le sorti della vita sembrano più chiare e definite. Con delicatezza, donandosi una fetta di felicità raccontata con garbo, si descrivono; il pesce rosso – Resisti – è lo sfondo di un desiderio apparentemente raggiunto. Le contraddizioni presenti, si alternano a speranze e tanta fantasia di un mondo raccolto, fatto di dialoghi e universi paralleli.

Senza sosta ci si domanda come si può prevedere una catastrofe, tanto da evitarla e schiantarsi.  Cosa si pensa prima di addormentarsi; come trasformare la mente rumorosa, in una pulita, gentile e silenziosa. I piedi sbattono sul palco, scaricando la rabbia interna, in quanto la stanchezza prevale su quanto si fa per emergere. Ma la fatica verrà mai premiata?

La performance è una descrizione di questa labile società: precarietà lavorativa e sentimentale si confrontano. Dai lavoretti più semplici a quelli carichi di responsabilità, sempre in attesa di una risposta definitiva. Considerando l’età lavorativa, i giovani sono sempre pronti e disposti a sopportare e ad aver fiducia?

Le voci, modulate, evidenziano la professionalità dei giovani attori, ai quali auguriamo di migliorare per ottenere il meglio. Ottimi i giochi di parole; alcune espressioni, sono rapide e stizzose, mentre altre risaltano il sentimento delle cose ben fatte. Perché se vuoi bene a qualcuno e desideri fare qualcosa, l’impegno è particolare: è la dedizione di chi sta creando il mondo.

L’accompagnamento musicale dal vivo di Marco Russo, con la sua armonica a bocca e la sua chitarra, rende il tutto poetico. Perché frasi e pensieri fanno parte di questo mondo.

Al testo abbiamo dedicato il massimo ascolto. A parte qualche piccolo accorgimento letterale da correggere, si evince che credere in noi stessi è importante, per trovare equilibrio e la giusta collocazione nel mondo. Sia per combattere e mantenere i sentimenti saldi sia per trovare la forza e imparare a non crollare nelle difficoltà. Non perdersi mai. Altrimenti il nulla ci assale.

Annalisa Civitelli

Foto: Federico Giusti

 

Disegno luci, Marco Maione

costumi, Fabio Mureddu

collaborazione, Emiliano Tanzillo, Roma Teatri e Andrea Appel

 

 

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