Pan…Crazio: la libertà di avere paura

La psiche umana tra mito e attualità

Il mito di Pan, archetipo delle forze della natura, rivive con forza liberandosi dalle pieghe della memoria sgualcite dal tempo. Tra passato, presente e futuro, la sua storia è quella dell’umanità intera, scissa nella perenne dicotomia tra corpo e anima, nella continua ricerca dell’armonia perduta

dsc_1702Il 29 dicembre al Teatro Persio Flacco di Volterra è andato in scena il mito: la storia di Pan, il semidio con sembianze di uomo e capra, è tornato alla ribalta grazie allo spettacolo Pancrazio – la libertà di avere paura, Un assolo per attore” come lo definisce Alma Daddario, scrittrice e drammaturga, autrice del testo.

Pancrazio (Simone Migliorini), abbandonato dalla madre appena nato per le sue orribili fattezze, viene cresciuto da un padre cinico e crudele tra paure e sensi di colpa. La mancanza di equilibrio e di riferimenti lo portano a consumare relazioni amorose goffe, tormentate, al limite della violenza, perennemente disfunzionali. La paura che la gente rida di lui è la costante della sua esistenza, così come la volontà di non arrendersi e di rinascere dalle proprie ceneri.

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Alma Daddario presenta un testo dal linguaggio raffinato ma al contempo fruibile e ben strutturato. La performance affascina lo spettatore anche grazie all’utilizzo delle cuffie wireless di cui si viene dotati all’inizio, in funzione di una migliore immersione nel setting teatrale. Simone Migliorini dà prova di grande talento nel mostrare i diversi volti del suo personaggio con una recitazione energica e misurata, appassionata e drammatica.

Semplice ma evocativa la scenografia: un telo bianco come fondale che fa da supporto a suggestive proiezioni di figure in silhouette e alle luci che virano tra il blu e il fucsia – curate, come la parte audio, da Paolo Morelli e Andrea Pucci – .

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Sulla destra, tre altalene con le sedute ad altezze differenti, che Migliorini utilizza sia da solo, sia in coppia con la danzatrice e coreografa Carlotta Bruni. Parte integrante dello spettacolo, la Bruni raffigura l’alter ego dei personaggi femminili evocati da Pancrazio: un’equilibrata quanto intensa interpretazione coreutica tra assoli e passi a due.

Le musiche di David Dainelli – tastiera e synth – che l’autore esegue con Angela Zapolla al violino, arricchiscono lo spettacolo in un coinvolgente caleidoscopio di emozioni. Inserite nel testo con cura e precisione, presentano sonorità tradizionali e timbri elettronici, passando in maniera intensa ed evocativa dal blues al classico, da brani ri-arrangiati a melodie improvvisate con sonorità più attuali.

Tra libertà e ragione, istinto e razionalità, Pancrazio è uno spettacolo che ruota attorno al concetto di coraggio, per la forza intrinseca dei continui outing del protagonista.

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Attraverso la rievocazione del mito e la catarsi drammaturgica, ciascuno di noi vive la condizione di un personaggio che prende drasticamente coscienza della propria natura, e pur combattendola fa di tutto per non rinnegarla, lottando per farsi accettare così com’è, con i pregi e i difetti, le virtù e le contraddizioni.

Se pensiamo, infine, che il termine Pancrazio identifica un combattimento del mondo classico di atletica pesante (cui si partecipa usando la forza totale di ogni parte del proprio corpo), non ci stupisce che nella lotta per la sopravvivenza contro i propri demoni, la sofferenza per la conquista della libertà da questi ultimi sia direttamente proporzionale alla fatica impiegata, alle ferite e ai continui dolori, fino a quando, arrendendoci ad essi, ne siamo finalmente liberati.

Elena D’Elia

Foto: Sergio Battista

 

 

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