Giovanni Villarà

Vivacità di colori, forme geometriche e poesia

Giovanni Villarà, catanese di nascita e romano di adozione, frequenta l’Istituto Superiore Statale d’Arte e in seguito l’Accademia di Belle Arti.

Dai primi anni ’80 partecipa a esposizioni collettive ed allestisce mostre personali.

Le sue opere, ben 150, variano tra composizioni ad olio o acrilico su tela e vari esperimenti.

Si definisce un pittore che ha scelto un campo per lavorare e gli attrezzi da utilizzare.

La sua filosofia di vita di concentra sul monologo finale de La leggenda del Pianista sull’oceano, dove il significato profondo è che ognuno di noi è infinito, quasi come non ci dovessero essere limiti nell’essere se stessi.

Artista poliedrico, Giovanni Villarà, pittore e poeta, si definisce, inoltre, artista non figurativo: attraverso i suoi quadri ci si perde tra forme, linee, spazi, colori e grafica, impronte artistiche che rimandano alle Avanguardie della prima metà del ‘900.

Un ideale continuatore delle Avanguardie pittoriche e delle esperienze di quel periodo:
nell’immediatezza dell’osservazione, se si guarda indietro nel tempo, si carpisce che l’ispirazione di Villarà prende spunto da Mondrian, F. Legér, Delaunay, G. Braque, Picasso, Malevich, Kandinsky e Mirò. In Italia guarda a Prampolini e Magnelli.

Giovanni Villarà ha allestito una sua esposizione personale presso il Sinergy Art Studio nel mese di Marzo 2013.

Egli fa suo l’astrattismo geometrico e la costruzione dello spazio secondo un ordine compositivo ben definito.

Quattro sono le fasi della costruzione di una sua opera: la Progettazione, da un campione piccolo che viene, poi, riportato in grande; il disegno su Tela; il Vestito Cromatico e l’Esecuzione dell’opera stessa.

I quadri scelti per la personale rimandano alla grafica, a forme geometriche che si intersecano con linee rette e sinuose.

Spazi riempiti che fanno da sfondo a tratti, freschi e dinamici, fanno immaginare figure di pappagalli, omini e persone stilizzate.

La sensazione immaginifica di un danzare, che viene condotto tramite il filo poetico, mondo interno dell’artista, creando un legame di un sentire calibrato di ritmi alla vista delle opere.

Estrapolazione di idee: oggetti di arredamento, quali lampade, potrebbero tranquillamente uscire fuori dalle tele; accessori, orecchini, ciondoli, potrebbero certamente saltar fuori ed essere indossati nell’immediato.

Questa mia ottica non è dispiaciuta a Giovanni Villarà, anzi è divenuta argomento di discussione interessante ed ha ampliato le mie conoscenze circa il funzionalismo, corrente architettonica, il cui fine era quello che ogni edificio doveva essere funzionale allo scopo per il quale era stato costruito. Con la decadenza dell’artigianato e la nascita dell’industria si è venuta contrapponendo l’idea di ciò che è utile a ciò che è bello. Il concetto del funzionalismo è la base dell’architettura razionalista (Bauhaus, per esempio), ove l’idea è di riscattare l’oggetto d’uso.

Giovanni Villarà è rimasto colpito dal fatto che dai suoi quadri potessero essere costruiti ed ideati altri oggetti, che possano far rivivere l’oggetto principe in altra maniera.

Mi sono sentita immersa nei colori, vivi, brillanti e netti, andanti verso il lilla, di senso pastello, sempre definiti tra cerchi, quadrati, rettangoli, triangoli, rette e tratti sinuosi, che hanno reso l’atmosfera lieve e connessa alle Poesie. Frasi secche, impressioni, come sassi lanciati all’improvviso, scuotono l’animo. Sussulta. Si respira e si ricomincia a girare per la sala dopo la prima lettura.

Discorsi infiniti con l’artista, grazie ai quali si è spaziato moltissimo inquadrando ciò che le sue opere erano ai miei occhi e quali pittori riscoprivo alla memoria.

Tra parole ed elementi elaborati una domanda adatta è nata: Descrivimi ciò che la Poesia è per te e Giovanni Villarà ha azzardato in versi:

Voler cercarsi dentro e dopo trovar fuori le parole
rappresentando sé con l’infinito
capace di evocare e stimolare dialogando con l’altro

Credo che questo sia il messaggio che l’artista vuole comunicare: uno scambio semplice e profondo che sia chiaro anche ai sensi.

Così ci si è immersi in un mare di colori e Poesia in cui, credo, ognuno di noi abbia potuto trovare la chiave del proprio essere, lasciandosi guidare dalle molteplici forme e linee lasciandosi trasportare verso un viaggio sconosciuto, ma assai ampio all’intelletto.

Annalisa Civitelli

Per maggiori informazioni

Giovanni Villarà

Recensione pubblicata sul sito http://www.mpnews.it/ il 18 maggio 2013,
di cui ringrazio il Redattore capo della sezione Cultura, Simone di Tommaso.

Vivacità di colori, forme geometriche e poesia

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