Sabbie

C’è una strada nel deserto, fatta di sabbia

Passaggi, cercare, leggere i segni, non lasciarli fuggire ai sensi. Domande ed appunti diventano emblema per scavare su risposte approssimative e fermare sensazioni. Realtà da accettare sull’omertà, sul non detto, sull’evidenza di fatti che si fa finta di non vedere.

La storia, si sa, é faticosa da comprendere, tanto meno quando si ha a che fare con scomode verità. Ilaria Alpi, giornalista del tg3, inviata speciale in Somalia, si trovava a Mogadiscio per seguire la guerra civile. Nel 1994 fu assassinata, in quanto, indagando sul traffico d’armi e rifiuti tossici illegali, aveva scoperto che, esercito ed altre istituzioni italiane, potevano essere coinvolti. Approfondire il suo mestiere di giornalista e scavare a fondo su dinamiche che non le erano chiare, le è costata la vita.

La sua storia è uno spettacolo, Sabbie.
Al Teatro Millelire dal 18 al 23 marzo è andato in scena l’omaggio ad Ilaria Alpi a distanza di 20 anni dalla sua uccisione in Somalia. Romano Talevi, il quale ha scritto il testo e lo ha diretto, ha recitato accanto a Rita Pasqualoni, Pierfrancesco Ceccanei e Antoinette Kapinga Mingu.

La musica ha accompagnato l’attesa, tribale, suono d’Africa. Rimanda al caldo infernale, al deserto, all’immenso spazio che circonda un essere umano quando si trova in sua compagnia.
La scenografia offre una tenda di juta, oggetti tipici quali caraffe e ciotole dove si mima il fare della mistura per l’hennè naturale. Il dipingersi le mani, usanza tipica.
Così soave nei movimenti è Antoinette Kapinga Mingu, la quale, poi si armonizza in un ballo africano coinvolgente.

Mogadiscio di notte cambia aspetto
Ilaria Alpi ed i suoi appunti. Gioca con la torcia, di notte, ha paura. Bello il gioco di luce accompagnato dal sottofondo musicale, ritmo del movimento.
Fin dai suoi 13 anni faceva domande di stampo giornalistico per accrescere, ogni giorno, la sua passione.

Il dinamismo è creato grazie anche all’interpretazione dei due attori, Romano Talevi e Pierfrancesco Ceccanei, i quali, in diversi ruoli, vestono i panni di un gradasso tenente, di un Sultano, di un giornalista, di un cineoperatore, Miran Hrovatin, coinvolto anche lui nell’attentato e rimasto ucciso con Ilaria Alpi.

Gli stimoli sono tanti. Leggere il destino ed i segni, perseguire con tenacia i propri desideri, realizzare i sogni.
Niente può mutare ciò che è scritto
La lettura dei sassi è suggestiva, seguita dal racconto di donne abusate, che vivono con un forte senso di inferiorità. La sofferenza dell’infibulazione.
quella lametta toglie tutto, anche l’Anima
perché Dio mi ha creato se l’uomo può fare tutto questo

E così un grido, la cultura può cambiare. Ma questo pensiero occidentale non è conforme al pensiero somalo.
La sensazione è quella di vivere dentro spazi temporali, sbalzi. Diversi paesi, diverse dinamiche, incontri, attraverso i quali si vive la storia, insabbiata e che tarda a salire a galla.

ci hanno tolto la voce

Ho trovato Pierfrancesco Ceccanei versatile nella recitazione, giusto nei toni ed attento ai diversi idiomi inseriti nei dialoghi. Rita Pasqualoni ha ingentilito la sua performance nel suo monologo finale, forte ed intenso, e nel complesso, senza mai fermarsi, concentrata, ha reso il tutto possibile. Romano Talevi, nel ruolo dei personaggi chiave, entra ed esce dalla scena con eleganza, senza far chiasso.

Ma sarà servito a qualcosa?

Con questa domanda mi auguro che il testo di RomanoTalevi, Sabbie, possa ancora riscuotere successo, trovare la sua voce, come il regista ha voluto sottolineare. Un grido, un incitamento, un augurio, almeno oggi giorno, dove tutto è omertoso. Due vite stroncate, vite curiose ed amanti dei loro mestieri chissà oggi come avrebbero svolto il loro lavoro nel trovare verità.

C’è una strada nel deserto, immersa nelle sabbie. Una linea lunga e nera che penetra nel cuore della terra, verso la fine del mondo

Annalisa Civitelli

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